L’OSTERIA

Satura: in un contesto post industriale,
una vecchia fabbrica di ceramiche,
a pochi metri dalla cinta muraria di Lucca.


Gli spazi sono disposti in circa 500mq al piano terra,
dove possiamo trovare una cucina polifunzionale, un’osteria, gelateria e bar.

Al Piano superiore troviamo l’anima pulsante di Satura lo spazio per le persone, un luogo polifunzionale di circa 500 mq suddivisi in spazi espositivi, spazi concerti, spazi sala degustazioni e uffici in coworking, servizi igenici. L’intento è quello di ospitare mostre, convegni inerenti il cibo e il vino ma non solo. Abbiamo dotato la sala di tavoli e strumentazioni tali da poter ospitare mostre o fiere enogastronomiche. Il tutto è asservito da servizio cucina e catering.

Spazio di relax, bar, e sala osteria per pranzi e cene di lavoro, pargheggi, e di tutti i confort, e la strumentazione che concerne una tale organizzazione.

Un’agenda di degustazioni, nuovi format come la visita di chef e barman, alla riscoperta della cocktailerie italiana, sagre dello Champagne o del pinot nero, la riedizione di Foodstock ed eventi musicali, con a fianco una scuola di musica e presto una scuola di barman.
ANARCHIA GASTRONOMICA, IMMAGINAZIONE AL POTERE.

Un’agenda di degustazioni, nuovi format come la visita di chef e barman, alla riscoperta della cocktailerie italiana, sagre dello Champagne o del pinot nero, la riedizione di Foodstock ed eventi musicali, con a fianco una scuola di musica e presto una scuola di barman.

Io passo ogni mattina, ma sto cercando di responsabilizzare Leonardo Gasperoni e gli altri ragazzi. È qui che portiamo le verdure del mio contadino, la cui mamma mi addomestica i semi, il pesce dei pescatori e i prodotti della raccolta trisettimanale, come il ginepro, l’elicrisio e le cortecce prese sulle dune, erbe di mezza pianura, collina alta o montagna, che puliamo con calma.

Mi trovo con le brigate di qui e di là e decidiamo come cucinare i prodotti. Per esempio i granchi dell’Elba al barbecue per gli spaghetti o il riso estivo all’olio di buccia di anguria; si smista tutto nel tentativo di non buttare via nulla, con le parti più nobili all’Imbuto. E la collaborazione con i produttori è continua, che si tratti dei formaggi di Andrea Magi, Pierpaolo Piagneri o Casa Madaio, delle erbe della Maestà della formica o delle carni fresche e lavorate di Michelangelo Masoni.

Con loro studiamo e approfondiamo nuovi prodotti, per me è stimolante ma credo che sia divertente per tutti. L’Imbuto è il mio cuore, ma questo deve diventare un hub per la circolazione delle idee. Cerchiamo di fare qualcosa di popolare, ma voglio anche autocelebrarmi un po’ con i piatti che hanno fatto la storia dell’Imbuto: il millefoglie di melanzane e toma, per esempio, in versione trattoria.

La gente si aspetta la mia cucina e io gliela do in modo semplice, così da creare un marchio. Lo scontrino medio si aggira sui 30 euro, con una carta del giorno non scritta di 4 antipasti, 4 primi, 4 secondi e 4 dolci, più i piatti fissi, come ostriche, acciughe fritte, formaggi e salumi, a un costo massimo di 10 euro.

Parola di Cristiano Tomei

È un posto nato senza volerlo, un po’ come la mia cucina,
e questo lo rende ancora più bello. Chi lo vede si innamora.
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